Nell’audizione in Parlamento di ANCE nazionale è stato sollevato un ulteriore problema, vale a dire le disposizioni, in vigore dalla scorso 1° aprile, che obbligano i Comuni con popolazione non superiore a 5000 abitanti ad utilizzare un’unica centrale di committenza per l’acquisizione di lavori, servizi e forniture.
I Comuni di queste dimensioni (nella nostra provincia sono 42 su 70) possono utilizzare l’unione di Comuni prevista dal Testo Unico Enti Locali, ma solo se già costituita, oppure l’accordo consortile, vale a dire una convenzione in base alla quale vengono accentrate determinate funzioni.
Sono già emerse le difficoltà derivanti da questa disposizione, per l’esigenza di individuare in modo preciso le fasi della procedura di acquisto che devono essere affidate alla centrale di committenza, le responsabilità che restano in capo ai singoli Comuni, ma soprattutto per motivi legati ad aspetti organizzativi e di risorse.
Un’indagine effettuata a livello nazionale ha rilevato che solo l’11% dei Comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti ha una centrale di committenza in fase di avvio.
Il rischio derivante da questa situazione è quello della paralisi dell’attività contrattuale dei Comuni con un’ulteriore restrizione del numero di gare da bandite.
Inoltre, per effetto delle norme sulla spending review, i Comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti devono, entro il 1° gennaio 2014, organizzarsi per esercitare obbligatoriamente in forma associata, mediante unione di Comuni o convenzione, la quasi totalità delle funzioni fondamentali.
ANCE ed ANCI hanno chiesto al Governo ed al Parlamento, con un comunicato congiunto, di adottare un provvedimento urgente per differire l’obbligo della centrale di committenza obbligatoria almeno al 31 dicembre 2013, in allineamento con la definizione delle gestioni associate obbligatorie delle funzioni fondamentali.